Economia, Finanza e Personal Business

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lunedì 31 ottobre 2011

La settimana dei mercati


Di Sauro Dozzini, Studio di Consulenza Creditizia 

Euforia per il piano comunitario sulla crisi del debito sovrano in Europa e dopo un giovedì in rialzo, le Borse europee hanno chiuso la settimana con lievi ribassi o lievi rialzi.
Spicca in negativo il calo ben più ampio di Piazza Affari: indice Ftse Mib -1,8%.
Parigi ha perso lo 0,5%, Francoforte guadagna lo 0,1%, Madrid ha perso lo 0,6%. 
Le attenzioni erano sull'Italia perché il Tesoro si è rivolto al mercato per collocare fino a 8,5 miliardi di euro di bond, un test delicato in quanto è la prima asta di titoli governativi dopo l'accordo di mercoledì notte. 
Per riuscire a piazzare 7,93 miliardi di euro di bond l’Italia ha dovuto accettare di pagare un rendimento molto alto: i 2,98 miliardi di Btp con scadenza 2022 sono stati collocati al 6,06% da 5,86% della precedente asta di fine settembre: lo spread con il bund si è allargato a 389 punti base e si tratta di un rendimento record, mai visto da quando esiste l'euro. 
Solo 6 mesi fa la Spagna veniva guardata con sospetto in quanto si temeva sulla sua tenuta ma nel corso degli ultimi due mesi la situazione è cambiata e da inizio anno Madrid perde solo il 6%, mentre l'indice Ftse Mib perde il 17%.
Il rendimento del decennale italiano è più alto di circa 50 punti base rispetto a quello spagnolo, esattamente il contrario di quanto avveniva tra fine 2010 e inizio 2011.
Caduta per le banche italiane, in forte ribasso in una giornata di modesti rialzi per i titoli degli istituti di credito della Francia, della Germania e della Spagna. L'indice Stoxx delle banche della zona euro ha guadagnato lo 0,2% mentre a Piazza Affari le vendite hanno colpito duro su quasi tutti i titoli del settore.
Banca Popolare di Milano (PMI.MI) è stata sospesa per eccesso di ribasso ed ha chiuso con un calo del 9,5%. La banca ha comunicato stamattina che il prezzo delle nuove azioni dell'aumento di capitale da 800 milioni di euro è stato fissato a 0,30 euro, una cifra che prevede uno sconto del 40% sul valore teorico ex dividendo. 
Banco Popolare (BP.MI) ha perso il 6,5%. Ieri sera il gruppo del credito ha comunicato l'esito dei test condotti dall'Autorità europea delle banche (EBA) sulla sua solidità patrimoniale. Il capitale aggiuntivo di cui la banca ha bisogno per rientrare nei nuovi parametri è pari a 2,817 miliardi di euro. 
Unicredit (UCG.MI) ha perso il 4,3%. Banca Popolare dell'Emilia Romagna (BPE.MI) -7%, Ubi Banca (UBI.MI) -3,3%.
Limita i danni Intesa Sanpaolo (ISP.MI) -0,9%: ieri la società ha detto di non aver bisogno di lanciare un aumento di capitale per rispettare le soglie di livello minimo di patrimonio fissate dall'Autorità bancaria europea.
Sono caduti i titoli del Lingotto, Fiat (F.MI) ha perso il 5% all'indomani della presentazione dei dati del trimestre che hanno messo in evidenza un inaspettato aumento del debito. Fiat Industrial è salita dello 0,6%.
Exor (EXO.MI) -0,35%. 
Tra le small cap si è messa in luce Geox (GEO.MI) con un rialzo del 10%.

mercoledì 19 ottobre 2011

Demagogia e semplificazioni: le idee (scarse) degli indignados


Saranno anche indignati e contro-corrente, ma se si esclude un manipolo di violenti che vanno considerati solo criminali senza idee, il resto del movimento di protesta di sabato a Roma lascia molto a desiderare sul piano delle proposte e dei contenuti. 

Diceva Ingrao (non certo un pericoloso reazionario) che “la protesta non basta”

Aveva ampiamente ragione, soprattutto se la qualità della proposta fa acqua da tutte le parti. 
Analizziamo dunque tre principali argomenti del "programma" degli indignados di casa nostra, oltre una cinquantina di sigle tra liceali, studenti universitari, partiti della sinistra radicale e associazioni di ambientalisti: 

1) IL DEFAULT SELETTIVO: Secondo gli indignati il pagamento del debito pubblico e l'obbligo del pareggio di bilancio (che sta per essere inserito in Costituzione) sono dogmi da eliminare. 
La sospensione del pagamento riguarderebbe solo la parte considerata “illegittima”, cioè contratta dallo Stato con il sistema finanziario “speculativo” di banche, assicurazioni e fondi di investimento, che sarebbero i veri responsabili della crisi economica mondiale. 
La parte detenuta dalle famiglie sarebbe invece “salva”. 
Il movimento cita come spunto il presidente dell'Ecuador Rafael Correa, che dopo il suo insediamento dal 2007 ha deciso di sospendere il rimborso dei titoli in scadenza nel 2012 e nel 2030
Un altro esempio illustre e “virtuoso” è quello dell'Argentina, che ha rinegoziato il proprio debito a condizioni migliori riprendendo un percorso di graduale crescita. 
L'ultimo caso è l'Islanda
Il default “pilotato” avrebbe dunque lo scopo di danneggiare il sistema bancario e finanziario per spostare le risorse da investire in beni comuni e sociali. 


CONTRO: E' una proposta assolutamente demagogica, perchè la sola ipotesi (equivalente a quella della Grecia) azzererebbe la credibilità dell'Italia sui mercati internazionali e provocherebbe il collasso dell'intero sistema bancario e finanziario, con tragiche ripercussioni sulla situazione economica generale. 

2) FUORI DALL'EURO: Il default programmato dell'Italia avrebbe come logica ed inevitabile conseguenza l'uscita ufficiale dalla Moneta Unica
Questa sarebbe la base per riprogrammare l'impostazione economica e finanziaria della Ue e rilanciare una Unione politica più democratica e fondata sulla partecipazione dei popoli (in maniera coerente con la richiesta di una parte del movimento di un referendum sull'Europa). 
A chi fa notare che l'uscita dall'euro comporterebbe una svalutazione della moneta ed il crollo vertiginoso del potere di acquisto dei salari viene ricordato che, al contrario, è stata proprio l'introduzione della moneta unica dieci anni a ridurre il potere di acquisto delle famiglie
Uscire dall'euro significherebbe anche smarcarsi dall'autorità della Bce, che insieme all'Fmi vorrebbe scaricare sui cittadini il peso del debito


CONTRO: Sono incalcolabili i danni che graverebbero sull'Italia nel caso di un ritorno alla lira, saremmo al pari della Grecia, destinati ad un lungo e inesorabile declino e finiremmo vittime della speculazione finanziaria del resto del mondo
Inoltre si dimentica facilmente che l'euro ha garantito all'Italia un risparmio decisivo sugli interessi del debito
Far parte della Unione Europea ha permesso inoltre al nostro paese di ricevere nel corso degli anni cospicui e solidi finanziamenti per importanti progetti di sviluppo infrastrutturali nel Mezzogiorno e nel resto della penisola

3) UN FRENO ALLA FINANZA: La tassazione sulle rendite finanziarie, sotto forma di una rielaborazione della Tobin Tax è oggetto delle attenzioni riformiste del movimento degli indignati. Nulla di nuovo sotto il sole: persino il governo di centro-destra ha rispolverato la proposta di introdurre una sorta di patrimoniale per far cassa, e l'ultima manovra finanziaria di agosto ha aumentato la tassazione sulle plusvalenze di fondi comuni, titoli azionari e obbligazioni bancarie dal 12,5% al 20%, affiancandola ad un pesante incremento del bollo sul dossier titoli al di sopra dei 50.000 euro (penalizzando di fatto migliaia di risparmiatori e creando una concorrenza iniqua con i titoli di stato, la cui aliquota al 12,5% è rimasta invariata). 

CONTRO: L'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie soffoca ancora di più una Borsa che in un anno ha perso quasi il 24% e spinge i più lesti a spostare gli investimenti in paesi dove la fiscalità è più conveniente e meno ossessiva. 
L'Italia ha bisogno di aziende più solide in grado di ricapitalizzarsi e reinvestire gli utili, di banche più liquide che non stringano i rubinetti del credito e restino al servizio di imprese e famiglie in difficoltà. 

L'idea di ritornare all'economia del baratto o di trasformarci nell'unico paese occidentale senza le banche e la finanza (che deve essere regolata e migliorata, non certo smantellata) è semplicemente ridicolo e fuori dal mondo, come gran parte delle idee degli indignati che non getteranno pietre o estintori ma le sparano grosse comunque. 

lunedì 17 ottobre 2011

La settimana dei mercati


Di Sauro Dozzini, Studio di Consulenza Creditizia 

Tutta in rialzo l’Europa della finanza, con Piazza Affari a guidare gli acquisti (+2,49%), recuperando così le forti perdite di ieri, quando ha chiuso in calo del 3,7%.
Nel complesso nell'ultima settimana il listino milanese ha guadagnato il 4,9%, il 9,7% da inizio ottobre, il 21% dal quando è iniziato il rimbalzo dopo il minimo del 22 settembre
Con questo movimento, la perdita dall'inizio dell'anno si è ridotta a -19%. 
La giornata è stata positiva anche per le altre Borse europee, ma in misura più contenuta: Londra è salita dello 0,9%, Parigi e Francoforte hanno guadagnato lo 0,8%.
Le Borse hanno beneficiato del dato positivo sull'andamento dei consumi in America, saliti a sorpresa dell'1,1% a settembre, contro attese di +0,7%. A New York a metà seduta il Dow Jones sale dello 0,7%, S&P +0,7%, Nasdaq +0,8%. 
Wall Street non sembra risentire del calo dell'indice di fiducia dei consumatori. 
In Europa hanno guadagnato soprattutto i titoli petroliferi (Stoxx del settore +2,4%) e quelli dell'automotive (+2,3%). 
A Milano il rialzo è stato trascinato da Fiat Industrial +5,3%, Fiat (F.MI) +5,4%, Exor (EXO.MI) +5,1% e Pirelli (PC.MI) +3,8%, in sintonia con lo stoxx europeo dell'auto che sale del 3,2%. 
Tra i petroliferi Eni (ENI.MI) è salita del 4,5%, Saipem (SPM.MI) +5,2%, Tenaris (TEN.MI) +3,4%. 
Sostenuto dai buoni dati sui consumi in Usa, il greggio Wti è in rialzo del 2,4% a 86,2 dollari al barile e nel corso della settimana ha guadagnato il 3,5%.
Dopo un breve sprint, i bancari restano tonici, con UNICREDIT (UCG.MI) che sale del 4,5% dopo aver registrato guadagni superiori al 7%. 
INTESA (ISP.MI) guadagna circa il 2%, PoP MILANO (PMI.MI) il 4,3% e UBI (UBI.MI) il 5,2%.
Tornando ai titoli industriali, StM (STM.MI) è salita del 3,4%. 
Giornata negativa per Finmeccanica (FNC.MI), che è scesa dell'1,3% dopo la bocciatura di Hsbc che ha abbassato la raccomandazione a "underweight" da neutral e ha fissato un target di 5 euro.
La bocciatura della Spagna da parte di S&P non ha scosso più di tanto gli investitori. 
Piuttosto, il mercato si è mostrato preoccupato per la decisione dell'agenzia di rating Fitch di mettere sotto osservazione per un possibile taglio il rating delle maggiori banche francesi tra cui BnpParibas (BNP.PAR), finita in ribasso del 3,2%, Credit Agricole (ACA.PAR) -1,6%, Société Générale (GLE.PAR) -3,5%.
A Parigi il G-20 dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali fornirà l'occasione di un nuovo confronto tra Europa e resto del mondo dopo l'impegno preso solennemente da Francia e Germania per presentare un piano complessivo di soluzione della crisi del debito pubblico entro fine mese. 
Le aree su cui il G-20 potrebbe fare progressi riguardano l'aumento delle risorse finanziarie del Fmi e l'adozione delle nuove regole per le banche con importanza sistemica a livello globale, che dovrebbero poi essere approvate a livello finale dal summit dei capi di Stato a Cannes il 3 e il 4 novembre.

giovedì 13 ottobre 2011

L'Italia che produce (nonostante la politica)


C'è un Italia della politica, rissosa ed inconcludente e quindi sotto la costante mira dei mercati finanziari sospettosi, e c'è invece un Italia virtuosa che produce e mantiene alto nel mondo il suo prestigio. 
Nel mese di agosto la produzione industriale ha avuto un balzo in avanti del 4,3%, un ottimo risultato se si considera che la solida e virtuosa Germania ha subito un calo dell'1%, così come i Paesi Bassi (-1,9%), mentre i cugini della Francia si sono fermati ad un magro +0,6%. 
In fondo l'Italia è sempre la seconda potenza manifatturiera d'Europa ed una delle prime al mondo, nonostante sui media si diffonda sempre l'immagine di un paese litigioso e destinato ad un lento ed inesorabile declino. 
Sono i segnali di vitalità che potranno "salvarci da soli", parafrasando le ultime parole di Mario Draghi alla guida della Banca d'Italia. 
Basta pensare che in Russia l'export italiano di mobili corre a doppie cifre, così come quello del vino bianco negli Stati Uniti. 
Alla Fiera dell'Itma, l'esposizione internazionale di macchine tessili che si svolge ogni quattro anni e che si è tenuta in settembre a Barcellona (e nel 2015 da noi), la presenza dei produttori italiani era la più numerosa . 
Anche ad Anuga, la più importante vetrina mondiale dell'agroalimentare chiusa martedì a Colonia, su 6.300 espositori oltre 1.000 erano italiani, il 17% del totale
Ma non è solo l'esportazione, da sempre eccellenza del Made in Italy, a trainare l'economia del paese. Le nostre piccole e medio-grandi imprese stanno solcando i confini di casa per affacciarsi all'estero sui nuovi mercati, emergenti e non.
La Same si impegnerà con 60 milioni per una joint-venture produttiva in Cina, con l'obiettivo di raggiungere la quota del 10% del mercato dei trattori.
La milanese Matica nei giorni scorsi ha rilevato una concorrente tedesca, creando il primo gruppo europeo nell'emissione di carte e documenti di sicurezza.
Sono solo alcuni esempi di un Italia creativa e di successo che esiste ancora, e da qui dobbiamo ripartire per uscire dalla crisi economica mondiale e riguadagnare l'ottimismo e la fiducia dei cittadini e dei mercati finanziari, sempre che il governo e la classe politica non si mettano di traverso. 



mercoledì 12 ottobre 2011

Investire: i dieci errori da evitare

Per i risparmiatori italiani la navigazione è difficile nella tempesta dei mercati finanziari, soprattutto se non si dispongono delle conoscenze necessarie e di un valido consulente al proprio fianco.
Inoltre spesso il vero nemico del risparmiatore è il risparmiatore stesso, che con decisioni avventate rischia di fare più danni del tanto vituperato "speculatore".
Se infatti l'uomo, secondo Aristotele, è un animale razionale,  la fermezza ed il raziocinio a volte si perdono dinanzi alle decisioni economiche, dove si è facilmente preda delle emozioni. 
Non a caso, esiste una branca specializzata della finanza, quella "comportamentale", che studia le componenti psicologiche dell'investitore, evidenziando gli errori più comuni e fornendo validi consigli per non cadere nella trappola degli autogol in Borsa.  
Vediamo insieme dunque i dieci errori più frequenti e le soluzioni strategiche per evitarli.  

1) Mancanza di strategia: Per prima cosa bisogna avere piena coscienza della propria situazione economica e finanziaria (sono coperto dal punto di vista previdenziale? Ho risparmi sufficienti per far fronte a spese improvvise? Ho la possibilità di mantenere l'Università ai miei figli?) tenendo conto di fattori importanti quali l'orizzonte temporale (che ovviamente può variare a seconda dell'età dell'investitore) ed il patrimonio disponibile, con particolare attenzione agli obiettivi di lungo periodo.  

2) Investire in singole azioni: rispetto ad fondo comune o un Etf, la singola azione è più esposta ai rischi di fluttuazione dei mercati. Al tempo spesso però, bisogna evitare una eccessiva diversificazione, che può penalizzare soprattutto i portafogli con denaro più limitato. 

3) Cambiare spesso i propri investimenti: i trader fai da te che operano in modo troppo frequente e vorace sui titoli rischiano di ridurre ancora di più i propri rendimenti a causa del moltiplicarsi dei costi di transazione. Non bisogna farsi prendere dalla frenesia e porre sempre molta attenzione alle "commissioni" che si celano dietro ogni singolo movimento. 

4) Investire in azioni invece che in società: uno degli errori più frequenti del trading fai da te è quello di innamorarsi di "una griffe", ovvero acquistare un titolo solo per il nome, dimenticando che la società che sta dietro deve essere solida e fare utili. 

5) Ignorare la propria reale tolleranza al rischio: non esistono investimenti sicuri al 100%. E' fondamentale dunque comprendere la personale attitudine al rischio e misura l'impatto potenziale di una perdita sia sul proprio portafoglio, sia a livello psicologico. Un passo fondamentale prima di approcciarsi alla Borsa. 

6) Comprare a un prezzo alto: uno dei principi basilari dell'investimento finanziario è "comprare a prezzi bassi e rivendere a prezzi alti". Molti trader fai da te invece ignorano questa semplice ma essenziale regola, decidendo di acquistare un'azione quando è in piena corsa, attratti esclusivamente dai rendimenti elevati che ha conseguito in passato o influenzati dalla massa di persone che hanno già guadagnato fino ad allora. L'ottica dello "specchietto retrovisore" è una delle più sbagliate perchè i rialzi del passato non sono garanzia dell'andamento futuro e spesso sulla strada davanti ci possono essere rallentamenti per lavori in corso. 

7) Vendere ad un prezzo basso: oltre ai risparmiatori che si fanno prendere dalla frenesia emotiva quando i listini guadagnano, ci sono coloro che allo stesso modo non intendono mollare un'azione quando è in caduta libera. Piuttosto che ammettere di aver sbagliato "cavallo" su cui puntare, e uscire prima possibile arginando le perdite potenziali, insistono incombendo in minusvalenze ancora più gravi, nella speranza (spesso vana) che il titolo possa recuperare. Per evitare questo problema si potrebbero fissare dei limiti tecnici (in gergo "stopp loss") per evitare di continuare a farsi del male e riallocare così il denaro su titoli più promettenti. 

8) Nutrire aspettative non realistiche: spesso gli investitori nutrono attese non coerenti con i propri investimenti, aspettandosi di più di quando "l'asset" possa dare in realtà. Un consiglio è quello di comparare le performance del portafoglio con gli indici di riferimento (benchmark) più importanti, per non illudersi e avere una prospettiva più razionale sul mercato. 

9) Pagare troppo per spese e commissioni: gli investitori a volte sono restii a chiedere maggiori dettagli sui costi applicati dalle banche e dalle società di gestione, che invece possono incidere in modo determinante sul rendimento dell'investimento, soprattutto in un'ottica di medio-lungo periodo. Prima di sottoscrivere un prodotto finanziario è necessario aver ricevuto tutte le informazioni sulle commissioni praticate. 

10) Agire dietro suggerimenti e voci di corridoio: nei frenetici anni 80, durante la "sbornia" di Borsa, tutti si improvvisavano trader finanziari esperti, consigliando investimenti e "soffiate giuste". Era un altro mercato ed un altro periodo storico. Oggi, con la complessità degli strumenti finanziari e la crisi economica, non basta più affidarsi ai rumors da bar o ai consigli dell'amico esperto. Ancora adesso è un errore frequente, ma bisogna ricordarsi che se un'informazione gira velocemente, è probabile che molti la conoscano già e quindi il mercato si muoverà altrove perchè saturo nei prezzi. 

Per concludere, affacciarsi sulla Borsa non è un hobby da ricchi, ma un serio piano di programmazione economica e finanziaria del budget familiare. 
Per questo motivo è consigliabile non avventurarsi nel fai da te, bensì affidarsi alla consulenza personale di un esperto di fiducia che possa gestire in maniera seria e competente il patrimonio. 
Negli Stati Uniti il così detto "pianificatore finanziario" è un punto di riferimento costante per le famiglie, un pò come il medico o l'avvocato. 
E' auspicabile che la sua figura si diffonda anche in Italia dove la cultura finanziaria di individui e famiglie è ancora troppo bassa. 

domenica 9 ottobre 2011

La settimana dei mercati



Di Sauro Dozzini, Studio di Consulenza Creditizia

Le Borse europee hanno chiuso la settimana con un'altra giornata positiva, nonostante i nuovi contrasti emersi fra Parigi e Berlino su come gestire gli interventi a sostegno delle banche.

Una settimana, per i listini europei, divisa in due come da uno spartiacque. 

La chiusura di martedì 4 ottobre segna infatti il punto di svolta delle Borse europee che fino a quel momento erano scivolate verso il basso. Dopo, hanno messo a segno un mini-rally.

Piazza Affari, nelle ultime tre sedute, ha guadagnato il 9,02 %, lo Xetra di Francoforte è salito dell'8,08 %.
Positive anche le piazze parigine (+8,6%) e di Londra (il Ftse100 ha guadagnato il 7,2%).
Il dato saliente che ha spinto i mercati è venuto dagli Stati Uniti, dove si registra una crescita sorprendente del numero degli occupati: a settembre sono stati creati 103mila nuovi posti di lavoro, quasi il doppio rispetto alle previsioni degli economisti (55mila).

La seduta positiva per le piazze europee si aggiunge al balzo di giovedi, quando le Borse hanno festeggiato con un forte rialzo l'annuncio della Banca centrale europea di garantire liquidità illimitata alle banche per almeno 12 mesi.

Dopo una reazione vivace seguita alla diffusione del dato sull'occupazione Usa, nel finale di venerdi le Borse hanno rallentato per i nuovi contrasti emersi tra Francia e Germania sulla crisi del debito Ue
e soprattutto sulla ricapitalizzazione del sistema bancario. 
Il nodo del contendere è l'utilizzo dei fondi dell'Efsf (il fondo salva-Stati) per ricapitalizzare le banche. Per la Germania questi soldi devono essere utilizzati solo come ultima risorsa, solo cioè se i fondi nazionali non sono disponibili, la Francia risponde chiedendo di utilizzarli per ricapitalizzare i propri istituti di credito in difficoltà. 

Il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere Angela Merkel ne discuteranno in un incontro domenica.

I rialzi maggiori in Europa sono stati dei titoli petroliferi, con l'indice Stoxx del settore europeo in crescita del 2,1%, grazie al forte recupero del greggio: in tre sedute il Wti americano è salito del 10% a 83,2 dollari al barile. Il Brent è scambiato stasera a105 dollari.
Eni (ENI.MI) è salita del 3,5%, Saipem (SPM.MI) ha guadagnato il 2,7%, in calo Tenaris (TEN.MI) -3,4% dopo il profit warning della rivale francese Vallourec (VK.PAR).
A Milano le banche principali hanno chiuso in buon rialzo: Intesa (ISP.MI) è salita del 3,2%, Unicredit (UCG.MI) +4,1%. 
Andamento contrastato per gli altri titoli del settore: MontePaschi (BMPS.MI) è scesa del 2%. 

Banca Pop.Milano (PMI.MI) ha chiuso in rialzo del 4,3%. Mediobanca (MB.MI) è scesa dell'1,4%, BancoPopolare (BP.MI) ha perso l'1,7%, PopEmilia (BPE.MI) -3,8%.
Vendite su Fondiaria Sai (FSA.MI) -4,3% dopo il profit warning di ieri sera con cui la compagnia ha annunciato che non raggiungerà l'obiettivo di un utile di 50 milioni nel 2011. La controllante Premafin (PF.MI) è scesa del 3,8%. Generali (G.MI) è scivolata in calo dello 0,2%.
Fra gli industriali, sono andati bene in tutta Europa i titoli dell'auto: Fiat (F.MI) è salita dell'1,6%, Pirelli (PC.MI) ha guadagnato l'1,9%. 
In calo FiatIndustrial -1,7%, Prysmian (PRY.MI) -1,6%, Finmeccanica (FNC.MI) -0,1% e Ansaldo (STS.MI) -1,8%. 
Fra le blue chip di Piazza Affari, spicca il rialzo Terna (TRN.MI), salita del 3,1% dopo che Barclays ha alzato la raccomandazione a overweight.

martedì 4 ottobre 2011

L'Italia è messa meglio della Spagna, ma il mercato non ci crede


 Solo pochi mesi fa la Spagna, lacerata dalla grave crisi economica e dallo scoppio della bolla immobiliare, rientrava a pieno titolo nella lista dei Pigs, i paesi periferici della zona euro, mentre l'Italia tutto sommato era considerata immune dal rischio contagio dei debiti sovrani.
Sono trascorsi pochi mesi, appunto, e la musica è cambiata. 
Oggi la penisola iberica è considerata più affidabile del Bel Paese, almeno secondo gli umori della Borsa e dei mercati finanziari.
I nostri Btp decennali rendono il 5,50% contro il 5,08% offerto dai titoli di stato spagnoli
Dal 30 giugno il listino azionario di Milano ha perso il 25%, quello spagnolo il 16%. 
Le banche italiane hanno bruciato il 31,7%, quelle spagnole "solo" il 19,1%. 
Le aziende industriali made in Italy hanno ridotto le quotazioni del 28%, le iberiche del 16%. 
Piazza Affari ha visto volatilizzare negli ultimi tre mesi ben 200 miliardi di capitalizzazione a fronte dei 180 miliardi della Borsa di Madrid
Anche lo spread tra i titoli italiani ed il Bund tedesco (differenziale di 3,72 basis point) è maggiore rispetto a quello con gli spagnoli (3,29).
Ne consegue una triplice difficoltà per l'Italia: il Tesoro è costretto a pagare interessi più alti per finanziare il proprio debito, al sistema bancario si impongono costi più elevati per il finanziamento e le imprese subiscono il rischio di una maggiore stretta creditizia

LA REALTA' ECONOMICA

Se i mercati finanziari penalizzano l'Italia rispetto alla Spagna, analizzando i fondamentali economici sembra che il nostro paese sia in realtà messo meglio. 
Abbiamo un deficit di bilancio più contenuto: 4% nel 2011 contro il 6,3% spagnolo (dati Rbs). 
La disoccupazione giovanile è più pesante in Spagna (41,6%) rispetto all'Italia (27,8%). 
La vera differenza la fa il debito pubblico, eterno macigno di casa nostra: 120,3% in rapporto al Pil, rispetto al 68,1% della Spagna.
Discorso diverso per il debito privato. 
Le famiglie italiane hanno un debito/Pil del 45,4% contro l'83,1% di quelle spagnole ed una ricchezza superiore (secondo una stima di Credit Suisse, a fine 2010 le famiglie italiane avevano una ricchezza pro-capite di 183mila dollari, più del doppio degli 81mila dollari dei cugini spagnoli).
Anche le aziende sembrano più sane: il loro debito (pari all'81,6% del Pil) è più basso di quello che grava sulle imprese spagnole (111,7% del Pil). 
Insomma a livello economico nulla sembra giustificare un timore maggiore nei confronti dell'Italia rispetto alla Spagna, eppure i mercati ci penalizzano.
Le motiviazioni in realtà non mancherebbero: la tormentata manovra di agosto, che ha evidenziato enormi crepe nelle capacità decisionali e di governo della classe politica, le difficoltà del ministro Tremonti, in Europa visto spesso come un baluardo per la difesa dei conti pubblici, la scarsa capacità comunicativa ed i continui scandali pubblicati sui giornali
Oppure l'unico motivo del "sorpasso spagnolo" potrebbe essere quello evidenziato dallo stesso ministro dell'Economia Giulio Tremonti: "In Spagna hannno annunciato le elezioni anticipate"
Un semplice lapsus o una proposta concreta?

lunedì 3 ottobre 2011

La settimana dei mercati



Piazza Affari ha chiuso in deciso calo una settimana brillante che ha visto registrare il segno più, una rarità per il terzo trimestre del 2011, che è stato fra i peggiori per le Borse mondiali nella storia recente. 

Nella giornata di venerdì l'indice FtseMib è sceso dell'1,3%, tornando sotto quota 15.000 punti dopo aver guadagnato l'8,5% da inizio settimana, mentre nel mese di settembre ha ceduto il 4,6%. 
Da luglio il listino di piazza affari ha perso il 26% che è esattamente la perdita dall'inizio dell'anno.

I titoli più penalizzati della seduta sono stati i ciclici, come quelli dell'industria dell'auto, a causa di un nuovo timore di rallentamento della ripresa economica, come riferito da Goldman Sachs che ha diffuso un report in cui afferma che c'è una probabilità del 50-60% che l'economia della Zona euro scivoli in recessione. 

A Piazza Affari i titoli più colpiti sono stati Fiat (F.MI) - 2,9%, FiatIndustrial -3,1%, Exor (EXO.MI) -2,6%. 
Fra le mid cap, Piaggio (PIA.MI) è caduta in ribasso del 7%.
Netti ribassi anche per Prysmian (PRY.MI) -3,9% e Finmeccanica (FNC.MI) -2,8%.
TelecomItalia (TIT.MI) è scesa del 2,7%. 
Brillante Autogrill (AGL.MI) +1%, che ha beneficiato dell'avvio di un piano di buyback. 

Male le banche, con Intesa (ISP.MI) che ha perso il 2,8% e Unicredit (UCG.MI) che è scesa dell'1,7%. Perdite significative anche per Popolare dell'Emilia (BPE.MI) -5,6%, MontePaschi (BMPS.MI) -1,7% e Mediobanca -2,7%. 

Da segnalare, in controtendenza, il balzo della Banca Popolare di Milano (PMI.MI), che è salita del 13,8% e in settimana ha guadagnato il 35,5%. 
A spingere le quotazioni sono le indiscrezioni sull'arrivo di nuovi soci anche se ancora non è stato ben definito né il nuovo asset né chi si metterà il timone. 
In positivo Banco Popolare (BP.MI) +1,4%. 

Debole il settore lusso/retail, penalizzato dai realizzi e dal peggioramento delle prospettive di crescita dei Paesi emergenti, Cina in particolare. 
Tod's (TOD.MI) ha ceduto il 5,1%, Luxottica (LUX.MI) -3%, Yoox è caduta del 9%.

A picco, Safilo -16%, con gli investitori preoccupati per cosa potrebbe succedere alla società se non verranno rinnovate le licenze con Armani.